In questa sezione risponderemo ad alcune delle domande ricorrenti che vengono poste sui nostri biomateriali e membrane da parte dei clinici. Nelle domande vengono citati, tramite dei numeri, diversi riferimenti bibliografici che potete ritrovare in questa pagina del nostro sito.

Sostituti ossei

1. Che letteratura è disponibile sui vostri biomateriali?

Articoli n. 49, 50, 51, 52, 53, 54 e 62 - Prof. Antonio Scarano/Uni Chieti-Pescara; Dott. Ludovichetti/Pd

  • n. 49 Scarano: report di 4 casi su rialzo seno mascellare con istologie utilizzando RE-BONE e dimostra che il materiale può essere usato con successo nel rialzo del seno e 6 mesi sono considerati una tempistica adeguata per posizionare gli impianti.
  • n. 50 Scarano: studio sui conigli utilizzando impianti rivestiti con trattamento Actigen di UBGEN. Il rivestimento in collagene di tipo I rappresenta una procedura promettente capace di migliorare l’osteointegrazione specialmente nei siti di scarsa qualità ossea.
  • n. 51 Scarano: studio su 3 gruppi di pazienti è stato utilizzato RE-BONE con concentrato piastrinico, RE-BONE con sangue del paziente, RE-BONE e fisiologica. Sono stati analizzati 60 campioni, 20 per gruppo per le prove meccaniche e per le istologie. I risultati dimostrano una evidenza statistica di resistenza alla deformazione nel gruppo RE-BONE e concentrato piastrinico dell’875%. Il protocollo RE-BONE e concentrato piastrinico è stato in grado di aumentare le proprietà meccaniche dell’innesto e migliorarne l’uso clinico nel trattamento dei difetti ossei del mascellare.
  • n. 52 Scarano: studio di un nuovo disegno del lembo per rialzo seno su un gruppo di 15 pazienti è stato aperto un lembo trapezoidale classico e sul gruppo test un nuovo lembo triangolare modificato senza rilascio anteriore, per vedere se riduceva dolore e gonfiore nei pazienti. In entrambi i gruppi è stato utilizzato RE-BONE come riempitivo. La conclusione è che il nuovo tipo di lembo è preferibile.
  • n. 53 Scarano: case report utilizzando un blocchetto di RE-BONE su 1 paziente per ricostruire il volume della sella alveolare e poter posizionare un impianto. Il blocco è stato utilizzato in associazione ad APG (concentrato piastrinico) di UBGEN. Il blocco viene descritto come capace di mantenere la stabilità del coagulo e favorevole alla nuova formazione ossea. Il volume osseo guadagnato è rimasto tale dopo il periodo di guarigione di 6 mesi e non c’è stata perdita in altezza dell’innesto. In questo tipo di tecnica (Interpositional Inlay Bone) il blocco non si fissa per cui è fondamentale la stabilità dell’innesto.
  • n. 54 Scarano: studio sui tessuti molli sui ratti con Beta trifosfato di calcio della Skin-Hyxa Italfarmacia, Roma utilizzato con APG UBGEN (concentrato piastrinico) per dimostrare l’alternativa all’acido ialuronico che viene normalmene usato nella chirurgia orale.
2. Il vostro prodotto si riassorbe/rimodella più velocemente?

Articoli n. 1, 7, 8 e 51

Qualsiasi biomateriale segue naturalmente la biologia dell’osso nel riassorbirsi e rimodellarsi, anche il nostro. I tempi di riassorbimento sono attorno ai 6 mesi (il n. 51 del prof. Scarano testa RE-BONE) e per il rimodellamento almeno un anno (n. 1 Albrektson; n. 7 Bedini). Per la produzione ci siamo attenuti alla letteratura che già ha dimostrato quali caratteristiche deve avere un buon biomateriale (n. 8. Bedini a pag. 12).
3. Il vostro materiale è osteoinduttivo?

Articoli n. 1, 2, 3, 4, 5, 13, 30, 42 e 43

RE-BONE è un innesto che crea un’impalcatura (scaffold) all’interno della quale le cellule dell’osso e i vasi sanguigni possono ripopolare la matrice, riassorbirla e modellarla in nuovo osso, RE-BONE è osteconduttivo.

La letteratura su questo argomento riporta le seguenti indicazioni:

  • n. 1 Albrektson: confronta i concetti di osteoinduzione, osteoconduzione e osteointegrazione, tra loro correlati e legati alla guarigione ossea.
  • n. 2 Badylack; spiega tutte le componenti strutturali e funzionali di una matrice extracellulare. Sono ben oltre 100.000 gli umani che hanno ricevuto una riparazione dei loro tessuti con una matrice extra cellulare di origine animale.
  • n. 3 Badylack: il responso immunologico di alcuni scaffold biologici.
  • n. 4 Badylack: evidenzia la composizione e struttura di alcuni scaffold, i metodi di preparazione e il loro comportamento meccanico in vivo e il rimodellamento.
  • n. 5 Badylack: i metodi di decellularizzazione e ricellularizzazione di matrici tridimensionali.
  • n. 13 Covani: un chiarissimo e didattico compendio sulla biologia dell’osso, le tre componenti della rigenerazione tissutale (scaffold/impalcatura, cellule e segnali cioè i fattori di crescita del sangue o dell’osso), la guarigione dell’osso e tutta la GBR, veramente didattico.
  • n. 30 Kanczler: spiega il ruolo dell’angiogenesi nello sviluppo dell’osso, con un bel disegno in seconda pagina molto comprensibile dei passaggi di ricostruzione ossea e il ruolo delle proteine morfogenetiche dell’osso (BMP) e conclude affermando che una matrice biocompatibile per la ricostruzione dell’osso può funzionare se ha la capacità di promuovere angiogenesi e osteogenesi.
  • n. 42 Roach: sulla biologia dell’osso e i marcatori dell’osso (cioè le proteine di cui è composto l’osso).
  • n. 43 Robey: studio sulle proteine della matrice ossea, struttura e funzione.
4. Utilizzo un riempitivo sintetico, costa poco e non da problemi...

Articoli n. 7, 9, 19, 22, 26 e 59

In letteratura è dimostrato (n. 7 Bedini; n. 19 Fernandez) che se un materiale non è sufficientemente poroso per permettere la ricrescita dell’osso e dei vasi non può esserci rigenerazione e questo vale sia per le ceramiche sintetiche che per l’osso bovino lavorato ad alta temperatura come il Bio-Oss di Geistlich o il Cerabone di Botiss-Straumann. (n. 9 Bedini). La letteratura sui materiali adatti alla rigenerazione ossea riporta:

  • n. 22 Gardin: uno studio di biologia importante che afferma che un biomateriale deve essere nanostrutturato e mimare l’osso umano. Noi lo affermiamo per Rebone ed è riportato sul catalogo.
  • n. 26 Ghanaati ha testato in vivo la reazione tissutale di 3 sostituiti ossei (beta fosfato tricalcico, idrossiapatite e ceramica bifasica calcio-fosfato). Tutti con le stesse dimensioni di particelle, forma e porosità, ma diversi nella composizione chimica. Dopo l’impianto su ratto si è controllata l’infiammazione prima e dopo l’innesto per 30 gg e si è visto con le istologie che nel gruppo beta fosfato tricalcico era penetrato rapidamente il tessuto connettivo e con una rapida vascolarizzazione, mentre il gruppo ceramica e bifasico ha dimostrato degradazione più lenta. In conclusione il mix HA e TCP può essere utile per generare un’impalcatura con rapida vascolarizzazione e una relativamente lenta degradazione. Entrambi questi fattori sono necessari per il successo nella rigenerazione ossea. Il prof. Ghanaati è un famoso anatomopatologo o presso l’università di Mainz/Germania; questo studio del 2012 ha aperto la strada ai test di materiali che non si riassorbano troppo velocemente come fanno i sintetici attuali.
  • n. 59 Tadic: analisi di 14 riempitivi (tabella nomi commerciali a pag. 993 di cui indica anche la stabilità meccanica) e i campioni compariti a HA (idrossiapatite) sintetica ed osso autologo. I materiali sono molto diversi tra loro e si possono scegliere per l’utilizzo a seconda della morfologia e del grado di riassorbimento.
5. C'è documentazione sulla sicurezza degli innesti ossei bovini?

Articoli n. 2, 8, 9, 11, 14, 16, 18, 19, 22 e 23

La letteratura sulla sicurezza degli innesti riporta:

  • n. 2 Badylack: spiega tutte le componenti strutturali e funzionali di una matrice extracellulare
  • n. 8 Bedini: studio in vitro realizzato al fine di individuare le caratteristiche strutturali e morfometriche di biomateriali in chirurgia orale, compresi i trattamenti parodontali.
  • n. 9 Bedini: studio in vitro su evoluzione dei biomateriali in odontoiatria e in chirurgia maxillofacciale. Esempi di biomateriali e test per valutare caratterizzazione e prestazioni. Quadro sulla legislazione che ne determina le prestazioni e la sicurezza secondo la normativa europea.
  • n. 11 Chappard: studio su animali; i lipidi ne influenzano la biocompatibilità; compara due blocchetti bovini di cui uno più altamente purificato e delipidato rispetto all’altro. Quello più ripulito ha trattenuto più del doppio di acqua e dunque la bagnabilità in vitro dimostra un’importante proprietà: la rapidità per i fluidi e le cellule del sangue di arrivare nell’innesto portando cellule ossee. Si è visto che, dopo aver impiantato i blocchetti nella spongiosa di coniglio, quello più ripulito è risultato più osteoconduttivo permettendo una nuova trabecolatura ossea a 6 mesi. A sostegno e conferma del metodo di pulizia individuato da UBGEN, dove i lipidi vengono accuratamente eliminati.
  • n. 14 Crapo: metodi di pulizia dei biomateriali. Una panoramica dei metodi di decellularizzazione, il loro effetto sulla struttura e la composizione degli scaffold e le tecniche per la pulizia. Si conclude affermando che migliore è il processo di pulizia e migliore sarà il biomateriale che ne deriva. Articolo molto dettagliato sulle metodiche e relativi prodotti per garantire la pressochè totale sicurezza di un processo di pulizia, UBGEN ne ha tenuto conto per la sua produzione.
  • n. 16 Da Cruz: studio in vitro comparativo tra DemBone/umano e Bioss. L'analisi al SEM (microscopio elettronico) ha dimostrato che i materiali esaminati hanno forma irregolare e dimensioni delle particelle più grandi di quelle dichiarate dal produttore. Bioss ha dimostrato non esser poroso (pag.131 fig. A).
  • n. 18 Desiato (Ist. Zooprofilattico Teramo, Dip. Virologia): sul rischio BSE. L’applicazione di misure efficaci ha determinato in Italia una riduzione della presenza della malattia BSE drastica e difficilmente contestabile. I bovini sono a rischio a partire dai 48 mesi di età.UBGEN utilizza capi non oltre i 24 mesi, pulizia a bassa temperatura. Rischio minimizzato al massimo. La concorrenza per evitare il rischio BSE, dato che utilizza capi oltre i 48 mesi, deve usare alta temperatura con conseguente ceramizzazione del prodotto e perdita della porosità necessaria per riassorbire e rimodellare l’innesto.
  • n. 19 Fernandez de Grado: revisione di sostituti ossei. Al giorno d'oggi molti sostituti ossei derivano da prodotti biologici come la matrice ossea demineralizzata (DBM), plasma ricco di piastrine, idrossiapatite o i sintetici come il solfato di calcio o il fosfato di tri-calcio, i vetri bioattivi o i sostituti a base di polimeri. Tutti questi sostituti devono essere scelti in modo selettivo a seconda del loro impiego Questa revisione evidenzia le principali caratteristiche dei sostituti ossei più comunemente usati, da indicazioni sul loro uso clinico, come la fusione della colonna vertebrale, l'osteotomia tibiale, la chirurgia.
  • n. 22 Gardin: uno studio di biologia importante che afferma che un biomateriale deve essere nanostrutturato e mimare l’osso umano. Noi lo affermiamo per Rebone ed è riportato sul catalogo.
  • n. 23 Gardin e Bressan: procedure sulla decellularizzazione e delipidazione di osso bovino e pericardio bovino. UBGEN ne ha tenuto conto per la sua produzione.
6. Uso poco i riempitivi perché ritengo che l’osso autologo sia il gold standard...

Articoli n. 8, 17, 25, 31, 32 e 33

In questi anni anche la letteratura ha dimostrato che pur rimanendo l’osso autologo la miglior scelta rigenerativa, non sempre è possibile avere a disposizione la quantità necessaria, senza contare l’ulteriore intervento per il paziente, i costi e i rischi. La letteratura riporta:

  • n. 8 Bedini: testa in vitro biomateriali di diversa origine e composizione e attualmente presenti in commercio: osso omologo, spongiosa equina, spongiosa bovina, idrossiapatite, fosfato di calcio, tricalcio fosfato. A pag. 12 si riportano le caratteristiche che deve avere un buon biomateriale, possiamo utilizzare la pagina a nostro favore trattandosi delle caratteristiche che Rebone già ha.
  • n. 17 Danesh: dimostra gli svantaggi clinici dell’osso autologo; 136 studi su 791 vagliati sono stati presi in considerazione per la meta-analisi necessaria e conclude che i sostituti ossei bovini, umani di banca, sintetici sono una buona alternativa all’autologo e possono essere considerati sostitutivi per evitare gli svantaggi del prelievo autologo. L’autore lavora alla NY Univ. Dipartimento di Parodontologia, una buona autorevolezza di ricercatore.
  • n. 25 Gazdag: dimostra che solo autologo è sia osteconduttivo che induttivo che ostegenico e che non c’è materiale alternativo che abbia tutti e 3 questi fattori, tuttavia per gli svantaggi di prelievo ed utilizzo e complicanze, si possono usare i compositi alternativi in siti ossei compromessi per massimizzare la guarigione.
  • n. 31 Khan: le alternative all’osso autologo ci sono e si possono usare a seconda del difetto, del tipo di materiale e della qualità dell’osso.
  • n. 32 Laino: compara prelievo autologo dal mento e blocco osso bovino + pericardio Puros/Zimmer per incrementare verticalmente mandibole posteriori atrofiche. Le istologie dimostrano che statisticamente non ci sono state differenze sostanziali tra i due materiali nella percentuale di osso neoformato, con il vantaggio che l’utilizzo di osso eterologo è meno invasivo da utilizzare rispetto al prelievo da sinfisi mentoniera).
  • n. 33 Lee conferma che il bovino ad alta temperatura risulta ceramizzato e perde dunque la porosità. Lo studio sui ratti dimostra che il bovino trattato chimicamente senza alta temperatura mantiene le sue proprietà meccaniche ed è alternativa all’autologo.
7. Nei post estrattivi preferisco la guarigione spontanea del sito...

Articoli n. 12, 47 e 48

  • n. 12 Clementini: studio clinico. Gli autori, professionisti riconosciuti ed apprezzati, valutano radiograficamente l’effetto di un impianto immediato più la preservazione della cresta alveolare con osso bovino deproteneizzato e una matrice di collagene rispetto alla guarigione spontanea, sulle differenze dimensionali ossee verticali e orizzontali a 4 mesi. Le tecniche di conservazione della cresta che utilizzano biomateriale e membrana riducono i cambiamenti morfologici orizzontali dell'osso, soprattutto nella porzione coronale dell’osso dopo l'estrazione del dente, rispetto alla guarigione spontanea. Questo è vero indipendentemente dal fatto che l'inserimento immediato dell'impianto venga eseguito o meno. A conferma che la guarigione spontanea non è il trattamento idoneo. Si può consigliare utilizzo di Rebone e Shelter - per evitare il riassorbimento orizzontale dell’osso della cresta. L’autore lavora al Policlinico di Tor Vergata e ha una cattedra al San Raffaele a Milano, socio attivo SIdP, nel 2018 ha vinto il premio EAO (European Academy Osteointegration) miglior ricerca clinica in biologia peri-implantare.
  • n. 47 Sanz: revisione dei risultati clinici ed istologici nell’uso dei riempitivi ossei in diverse tecniche di chirurgia orale: preservazione dell’alveolo, posizionamento immediato dell’impianto, aumento osseo laterale e verticale. Risultati dicono che utilizzo di osso bovino sembra adatto a molte applicazioni grazie alla sua osteoconduttività, creazione di spazio e lento riassorbimento. Anche la combinazione di osso bovino e beta tricalcio fosfato ha portato a risultati istologici simili. Conclusione:l’uso di sostituti ossei è la terapia standard attuale nelle tecniche suesposte. L’autore è Mariano Sanz, un conosciutissimo professionista spagnolo a livello internazionale e molto autorevole.
  • n. 48 Sbordone C; studio su paziente per verificare se i contorni del sito postestrattivo si possono mantenere con o senza innesto immediato di materiale bovino e membrana. La perdita dimensionale nei siti trattati con biomateriale e barriera di collagene riassorbibile era inferiore a quella dei siti di guarigione naturale.
8. Avete riferimenti generici sulla GBR e GTR?

Articoli n. 15, 29, 40, 41, 56, 57, 58 e 60

  • n. 15 Cucchi, Pistilli ecc. CONSENSUS MEETING EUROPEO 2016 LINEE GUIDA PER LA GBR - Si tratta del consenso guida alla GBR emesso nel 2016 da un gruppo di rinomati clinici tutti italiani, tra cui i dottori Pistilli e Signorini, (con cui UBGEN già collabora): il rapporto ha esaminato le prove scientifiche e ha fornito linee guida e raccomandazioni specifiche per la pratica clinica e i diversi approcci alle tecniche di GBR per garantire il successo chirurgico e la predicibilità dei risultati.
  • n. 29 Jie Liu Kerns: I meccanismi della GBR.
  • n. 40 Pellegrini e Rasperini: approcci chirurgici dal punto di vista biologico, quando usare la GBR e quando la GTR
  • n. 41 Rasperini: nuove tecnologie in Parodontologia linee guida per gli innesti e le tecniche chirurgiche.
  • n. 56 Shrivat: articolo tutto sulla rigenerazione Ossea: concetti, definizioni e criteri di guarigione.
  • n. 57 Stavropoulos: sui difetti infraossei a 1 e 2 pareti in Parodontologia utilizzando osso bovino e membrana di pericardio bovino su 30 pazienti. Si è visto,in un periodo di oltre 3 anni un notevole miglioramento clinico mantenuto nel tempo, con rigenerazione del cemento e del legamento parodontale ma senza formazione ossea.
  • n. 58 Stavropoulos: sulla GBR, concetti definizioni e criteri membrane riassorbibili e non.
  • n. 60 Zeeshan: sui difetti parodontali. L’articolo è una review sulle membrane e i biomateriali disponibili per la GTR, Rigenerazione Guidata dei Tessuti (parodontologia).
9. Avete riferimenti generici sulla GBR e l'incremento verticale di cresta?

Articoli n. 32 e 47

  • n. 32 Laino: compara prelievo autologo dal mento e blocco osso bovino + pericardio Puros/Zimmer per incrementare verticalmente mandibole posteriori atrofiche. Le istologie dimostrano che statisticamente non ci sono state differenze sostanziali tra i due materiali nella percentuale di osso neoformato, con il vantaggio che l’utilizzo di osso eterologo è meno invasivo da utilizzare rispetto al prelievo da sinfisi mentoniera).
  • n. 47 Sanz: revisione dei risultati clinici ed istologici nell’uso dei riempitivi ossei in diverse tecniche di chirurgia orale: preservazione dell’alveolo, posizionamento immediato dell’impianto, aumento osseo laterale e verticale. Risultati dicono che utilizzo di osso bovino sembra adatto a molte applicazioni grazie alla sua osteoconduttività, creazione di spazio e lento riassorbimento. Anche la combinazione di osso bovino e beta tricalcio fosfato ha portato a risultati istologici simili. Conclusione: l’uso di sostituti ossei è la terapia standard attuale nelle tecniche suesposte.
10. Avete riferimenti generici sulla GBR e l'incremento orizzontale di cresta?

Articoli n. 3 e 37

  • n. 36 Meloni: studio prospettico con selezione di pazienti trattati per posizionamento implantare e rigenerazione ossea usando 2 mm di osso autologo e 2 mm di osso bovino in strati ricoperti con membrana in collagene. L’uso di questa tecnica ha dato buon esito per la ricostruzione di difetti ossei orizzontali.
  • n. 37 Meloni: lo studio è il follow-up a 3 anni del n. 36, la tecnica è convalidata nelle atrofie ossee orizzontali.
11. Avete riferimenti generici sulla GBR e i difetti ossei del mascellare atrofico?

Articol0 n. 51

  • n. 51 Scarano: studio su 3 gruppi di pazienti è stato utilizzato RE-BONE con concentrato piastrinico, RE-BONE con sangue del paziente, RE-BONE e fisiologica. Sono stati analizzati 60 campioni, 20 per gruppo per le prove meccaniche e per le istologie. I risultati dimostrano una evidenza statistica di resistenza alla deformazione nel gruppo RE-BONE e concentrato piastrinico dell’875%. Il protocollo RE-BONE e concentrato piastrinico è stato in grado di aumentare le proprietà meccaniche dell’innesto e migliorarne l’uso clinico nel trattamento dei difetti ossei del mascellare.
12. Avete riferimenti generici sulla GBR, i difetti posteriori di mandibola atrofica e l'uso del concentrato piastrinico?

Articoli n. 53 e 54

  • n. 53 Scarano: case report utilizzando un blocchetto di RE-BONE su 1 paziente per ricostruire il volume della sella alveolare e poter posizionare un impianto. Il blocco è stato utilizzato in associazione ad APG (concentrato piastrinico) di UBGEN. Il blocco viene descritto come capace di mantenere la stabilità del coagulo e favorevole alla nuova formazione ossea. Il volume osseo guadagnato è rimasto tale dopo il periodo di guarigione di 6 mesi e non c’è stata perdita in altezza dell’innesto. In questo tipo di tecnica (Interpositional Inlay Bone) il blocco non si fissa per cui è fondamentale la stabilità dell’innesto.
  • n. 54 Scarano: studio sui tessuti molli sui ratti con Beta trifosfato di calcio della Skin-Hyxa Italfarmacia, Roma utilizzato con APG UBGEN (concentrato piastrinico) per dimostrare l’alternativa all’acido ialuronico che viene normalmene usato nella chirurgia orale.
13. Avete riferimenti generici sulla GBR e il rialzo del seno mascellare?

Articoli n. 17, 20, 49 e 52

  • n. 17 Danesh: lavoro di metanalisi sul rialzo del seno per valutare gli effetti sulla guarigione di diversi materiali da innesto. Tutti i sostituti ossei, cioè alloinnesti, sintetici e di origine animale si sono dimostrati buone alternative all’osso autologo e possono essere usati come valida alternativa rispetto agli svantaggi dell’uso dell’autologo: morbilità, poca disponibilità e scarso mantenimento del volume. Unire questi materiali all’autologo tuttavia non comporta significativi vantaggi in termini di nuova formazione ossea. Buon articolo, dimostra gli svantaggi clinici dell’osso autologo; 136 studi su 791 vagliati, sono stati presi in considerazione per la meta analisi necessaria. L’autore lavora alla NY Univ. Dipartimento di Parodontologia.
  • n. 20 Fernandez: compara due prodotti: Osteobiol/Tecnoss (suino) e Bio-Oss/Geistlich (bovino), deproteinizzati rispettivamente a basse ed alte temperature, e dimostra come le proprietà fisico-chimiche possono influire sul processo di riassorbimento dell’innesto e sulle prestazioni dei materiali, in 60 biopsie eseguite su 10 pazienti a sei mesi dal rialzo del seno mascellare. Il gruppo sinterizzato a bassa temperatura, ha presentato alta porosità, bassa cristallinità, una grande area di superficie e un alto tasso di riassorbimento rispetto al materiale sinterizzato ad alta temperatura, a dimostrazione che le proprietà fisico-chimiche di un sostituto d’osso influenzano il riassorbimento. L’autore lega i vantaggi alla bassa temperatura, il Bio-Oss ha dimostrato avere scarse qualità generali.
  • n. 49 Scarano: report di 4 casi su rialzo seno mascellare con istologie utilizzando RE-BONE e dimostra che il materiale può essere usato con successo nel rialzo del seno e 6 mesi sono considerati una tempistica adeguata per posizionare gli impianti.
  • n. 52 Scarano: studio di un nuovo disegno del lembo per rialzo seno su un gruppo di 15 pazienti è stato aperto un lembo trapezoidale classico e sul gruppo test un nuovo lembo triangolare modificato senza rilascio anteriore, per vedere se riduceva dolore e gonfiore nei pazienti. In entrambi i gruppi è stato utilizzato RE-BONE come riempitivo. La conclusione è che il nuovo tipo di lembo è preferibile.

Membrane

1. Avete riferimenti generici sui vari tipi di membrane in parodontologia e GBR e sulle loro applicazioni cliniche?

Articoli n. 2M, 4M, 5M, 6M, 7M, 10M, 23M, 27M e 30M

  • n. 2M Auer: descrive i nomi commerciali di molte membrane riassorbibili e non e li commenta nell’uso in parodontologia e conclude dicendo che le non riassorbibili hanno lo svantaggio di dover essere rimosse e se esposte si infettano.
  • n. 4M Bottino: lo studio è una review delle membrane in commercio (2013) per GBR e GTR e come usarle.
  • n. 5M Bottino: studio sulle membrane in parodontologia e dopo aver illustrato cos’è la malattia parodontale nelle diverse forme e aver suddiviso le membrane in categorie non riassorbibili e riassorbili, si riporta l’idea di una membrana bioattiva e multistrato, un insieme di proteine naturali e molecole bioattive per trattare meglio la parodontopatia, o anche membrane che rilascino antibiotici.
  • n. 6M Caballero: lo studio riporta le differenze tra pericardio bovino e suino per la produzione di valvole cardiache e conclude che il pericardio di bovino è risultato migliore in termini di elasticità e robustezza del suino, risultato più sottile.
  • n. 7M Caballè-Serrano: lo studio del 2018 prende in considerazione tutta la letteratura pubblicata per rispondere alla domanda Quali criteri deve soddisfare una membrana per la GBR? e conclude che è chiaramente emerso che la biocompatibilità è l’elemento fondamentale al primo posto, seguito dal mantenimento di spazio, occlusività alle cellule, facile maneggevolezza. A pag. 480 c’è una bella illustrazione che riassuntiva.
  • n. 10M Dimitriou: evidenze cliniche sul ruolo delle membrane nei grandi difetti di maxillo-facciale.
  • n. 23M Pellegrini e Rasperini: tanti sono i materiali che vengono proposti per la GTR e la GBR e in questo studio si riportano i nomi e le tecniche chirurgiche con particolar attenzione a rispettare le basi biologiche delle diverse terapie. (A pag. 3 tessuti molli), con istologie a 12 settimane. Si focalizza sul biossido di etilene che non è la soluzione adatta per il cross-linking (p.s. UBGEN non lo usa).
  • n. 27M Rakmatia: escursus del 2012 sulle membrane riassorbibili, eptfe, titanium mesh, benefici e limiti e principi GBR.
  • n. 30M Rothamel: studio per valutare la capacità del collagene di attirare I fibroblasti del legamento parodontale e gli osteoblasti nel collagene di tipo I e III (membrana Ossix, Tutodent, Biomend). Risultati positivi, cioè il collagene ha questa capacità ma nelle cross linkate con gluteraldeide le cellule si attaccano ma non aumentano. (UBGEN non usa gluteraldeide, né formaldeide).
2. Cosa succede se si espone la vostra membrana?

Articolo n. 8M

  • n. 8M Chiang: articolo è del 1978 e tuttora validissimo e spiega la relazione tra fibroblasti e chemotassi. Fibroblasti = cellule del tessuto connettivo, in grado di produrre le componenti della matrice extracellulare). UBGEN definisce “Shelter come membrana capace di attirare i fibroblasti e quindi chemotattica; vale a dire che in caso di esposizione riepitelizza velocemente”; l’articolo dimostra come avvengono i legami biologici.
3. Io preferisco usare le non-riassorbibili...

Articoli n. 9M, 13M e 17M

  • n. 9M Cornaldesi: lo studio dimostra come anche nei difetti infraossei (in questo caso l’estrazione di un molare incluso) le membrane riassorbibili hanno lo stesso risultato delle non.riassorbibili.
  • n. 13M Garcia: revisione sistematica e meta-analisi degli effetti delle membrane esposte e si conclude che sulla base delle rilevazione, l’esposizione della membrana ha effetti nocivi sul risultato di aumento d’osso. Nelle selle edentule i siti senza la membrana esposta hanno avuto un guadagno d’osso del 74% in più rispetto agli altri e nelle deiscenze perimplantari i siti dove la membrana non era esposta hanno avuto una riduzione del difetto del 27%. Lo studio conclude che le membrane non si devono esporre al cavo orale e quelle non riassorbibili reagiscono peggio alla carica batterica.
  • n. 17M Kasaj: scopo dello studio valutare gli effetti biologici di alcune tipologie di membrane in commercio sia riassorbibili che non riassorbili e la loro morfologia al SEM. Lo studio conclude che in GTR (parodontologia) tra le 6 membrane esaminate, quelle riassorbibili si sono dimostrate capaci di stimolare la proliferazione delle cellule. I nomi commerciali a pag.7., che sono: biogide/Geistlich; Tutodent/Zimmer; resodont/resorba; TefGen/Keystone Dental; Cytoplast/Osteogenics; Conform/ACE.
4. Posso usare il pericardio sulle recessioni gengivali?

Articolo n. 32M

  • n. 32M Schlee: scopo dell’articolo valutare la capacità del pericardio bovino non cross-linkato nella copertura delle radici su 62 recessioni gengivali. Conclusione: il materiale ha dimostrato di poter coprire con successo le superfici radicolari, di aumentare lo spessore gengivale e l’ampiezza della gengiva cheratinizzata.
5. Cos’e il cross-linking?

Articoli n. 2, 3M, 14M e 22M

  • n. 2 Badylack: spiega tutte le componenti strutturali e funzionali di una matrice extracellulare e identifica nel collagene bovino di tipo I probabilmente una tra le più usate componenti in qualsiasi applicazione terapeutica. Spiega il cross-linking per potenziare la rete di fibrille e molto altro. Sono ben oltre 100.000 gli umani che hanno ricevuto una riparazione dei loro tessuti con una matrice extra cellulare di origine animale
  • n. 3M Bai: si è investigato se una membrana di pericardio bovino cross linkata può essere una barriera per la GBR, test in vitro e in vivo su mandibola di conigli. La membrana ha dimostrato caratteristiche ideali per la ricrescita tissutale e il cross linking l’ha resa meccanicamente più stabile a 16 settimane il difetto era stato perfettamente ricostruito nei confronti del controllo lasciato guarire spontaneamente.
  • n. 14M Garcia: scopo dello studio condurre una revisione sistematica per comparare. I risultati clinici tra membrane riassorbibili in collagene cross linkate e non in termini di osso, complicanze post op e modo di degradarsi. I risultati si equivalgono nei risultati clinici
  • n. 22M Oswal: si comparano le caratteristiche meccaniche di pericardio bovino normale e cross-linkato ed il risultato riporta che non ci sono differenze meccaniche evidenti.
6. Avete materiale sulla sicurezza e sulla versatilità del pericardio?

Articoli n. 1M, 15M, 18M, 36M, 40M e 43M

  • n. 1M Athar: riporta in una tabella gli utilizzi in medicina e la sua versatilità.
  • n. 15M Gardin e Bressan: procedure sulla decellularizzazione e delipidazione di osso bovino e pericardio bovino. UBGEN ne ha tenuto conto per la sua produzione.
  • n. 18M Lacker: nuovi metodi di decellularizzazione del pericardio.
  • n. 36M Spinell: dimostra su 5 membrane commerciali che il processo di cross-linking con formaldeidi e gluteraldeidi è citotossico (Bioguide/Geistlich;Biomend/Zimmer;Osseoguard/Biomet); e non c’è proliferazione cellulare; la Ossix/OX Datum è cross linkata con polisaccardi e migliora la proliferazione cellullare; anche Dynamarix/Keyston aumenta la proliferazione. La proliferazione cellulare dipende da come sono prodotte le membrane e può influenzare il processo di rigenerazione ossea.
  • n. 40M Thomaidis: l’articolo confronta 5 tipi di membrane sulla tibia dei conigli su difetti creati chirurgicamente e stabilisce che sia il ptfe, che il pericardio bovino, che quello umano sono adatti alla GBR, no la fascia lata.
  • n. 43M Zouhair: l’autore compara pericardio bovino e suino per capire se ci sono differenze; istologie e scansione al microscopio e i risultati indicano che entrambi sono materiali adatti all’utilizzo mantenendo buone le loro caratteristiche meccaniche, forse il pericardio rimane più idratato, secondo il metodo condotto nello studio e il suino più assotigliato.
7. Avete materiale sull'uso specifico delle membrane nei difetti orizzontali?

Articoli n. 19M, 20M, 21M e 38M

  • n. 19M Meloni: studio prospettico con selezione di pazienti trattati per posizionamento implantare e rigenerazione ossea usando 2 mm di osso autologo e 2 mm di osso bovino in strati ricoperti con membrana in collagene. L’uso di questa tecnica ha dato buon esito per la ricostruzione di difetti ossei orizzontali.
  • n. 20M Merli: compara membrane e sostituti ossei nei difetti ossei orizzontali e conclude che non ci sono differenze sostanziali tra il lato test e controllo.
  • n. 21M bis Merli: a tre anni di distanza dopo aver caricato i siti con gli impianti si possono trarre le stesse conclusioni di cui sopra.
  • n. 38M Steigmann: studio clinico su pazienti e dimostra che pericardio e osso bovino sono adatti all’utilizzo nei difetti localizzati di aumento orizzontale della cresta alveolare.
8. Avete materiale sull'uso specifico delle membrane nelle deiscenze?

Articoli n. 34M e 42M

  • n. 3M Schwarz: lo studio verifica l’impatto di membrana cross linkata sulla stabilità a lungo termine di 6 anni di difetti peri-implantari. Su 19 deiscenze sono state usate membrane cross linkate e nel controllo collagene normale. A 4mesi si sono verificati i parametri clinici che hanno dimostrato che i valori riportati da entrambe sono simili a 4 e a 6 anni post-op e conclude dicendo che non ci sono particolari benefici delle cross linkate in questi difetti. E’ stato utilizzato bio-oss e membrana bio-gide cross linkata/Geistlich.
  • n. 42M Swati: le membrane di pericardio se comparate al collagene hanno mostrato un effettivo cross linking con tempi di riassorbimento prolungato.
9. Avete articoli generici sul collagene?

Articoli n. 24M, 26M, 29M 33M e 38

  • n. 24M Pintippa: l’articolo rivede il razionale per molte applicazioni e la letteratura corrispondente di studi in vitro e in vivo sul collagene comprese le tecniche di cross linking.
  • n. 26M Postlethweite: come i fibroblasti umani aderiscono al collagene di tipo I, II e III.
  • n. 33M Poornima: versatilità del collagene nel cavo orale.
  • n. 38 Miller: sul collagene e la sua struttura.

Si attesta che l’intera gamma di dispositivi medici sopra descritti è marcata CE e realizzata in conformità ai requisiti previsti dalla Direttiva 93/42/CEE attuata in Italia con DLGS. n. 46 del 24-02-97 e successive modifiche. L’azienda opera in conformità alle norme UNI EN ISO 9001.

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